Ricalcolo della pensione in ragione del blocco delle retribuzioni e del c.d. tetto salariale disposto nel periodo 2010 – 2014

Numerosi colleghi in pensione ci scrivono chiedendo chiarimenti in ordine alla possibilità di richiedere il ricalcolo della pensione in ragione delle penalizzazioni rinvenienti dal blocco delle retribuzioni disposto nel periodo 2010-2014.

Su queste stesse pagine (vedi flash nr. 7 del 10 febbraio 2018), avevamo dato notizia della sentenza di una sezione territoriale della Corte dei conti che aveva riconosciuto ad un ex operatore del Comparto Sicurezza, il diritto al ricalcolo della pensione in ragione del blocco delle retribuzioni e del c.d. tetto salariale disposto nel periodo 2010 – 2014 quale conseguenza del famigerato D.L. 78 del 2010.

Al riguardo avevamo provveduto, altresì, a enunciare brevemente i principi delineati dalla Corte costituzionale (178/2015), che ha dichiarato costituzionalmente illegittima la sospensione della progressione economica dei pubblici dipendenti, chiarendo che il blocco retributivo non era di per sé originariamente illegittimo, ma lo era diventato in corso d’opera – a causa della eccessiva protrazione dei suoi effetti – e che, quindi, la decorrenza di tale accertata illegittimità andava stabilita a decorrere dal giorno della pubblicazione della sentenza medesima.

Pertanto, come ha espressamente statuito la Corte costituzionale, non è possibile chiedere il ristoro dei benefici retributivi per il periodo antecedente alla data della sentenza stessa.

Nel frattempo, altre Corti territoriali si sono pronunciate nello stesso senso,

(Corte dei Conti sezione giurisdizionale regionale Calabria: sentenze 31 gennaio 2018, n. 13; 18 aprile 2018, n. 48; 20 settembre 2018 nr. 10); (Corte dei conti, sezione giurisdizionale regionale per il Lazio, sentenza 9 ottobre 2017, n. 278), sicchè può ritenersi consolidato, in materia, un indirizzo giurisprudenziale favorevole. In tali sedi, infatti, è stato evidenziato come, al fine di scongiurare l’ipotesi di contrasto della legge ordinaria con i principi posti dalla Corte costituzionale, sia necessaria un’attività ermeneutica che valorizzi il dato testuale della norma, in modo da contenere il sacrificio delle categorie interessate da tale misura.

Il tenore della disposizione contenuta nel comma 21, comma 9, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, è inequivocabile nel limitare temporalmente la restrizione menzionata, con conseguente necessità di interpretarla nella più tenue veste di una sospensione temporanea delle progressioni di carriera, senza effetti economici sul trattamento previdenziale.

Tale interpretazione si pone in perfetta sintonia con la sentenza della Corte costituzionale 17 dicembre 2013, n. 310, ove interventi di tale tipologia sono stati ritenuti ammissibili nei limiti del carattere “eccezionale, transeunte, non arbitrario, consentaneo allo scopo prefissato, nonché temporalmente limitato, dei sacrifici richiesti, e nella sussistenza di esigenze di contenimento della spesa pubblica, le condizioni per escludere la irragionevolezza delle misure in questione”.

 Da tali considerazioni discende la necessità di considerare irrilevante la cristallizzazione esposta ai fini previdenziali, determinandosi, in caso contrario, una protrazione ad infinitum del blocco retributivo in contrasto con le sopra esposte considerazioni.

Il principio enunciato dalla giurisprudenza contabile, in conformità dell’insegnamento della Corte Costituzionale, ritaglia dunque uno spazio utile al riconoscimento del diritto al ricalcolo del trattamento di quiescenza per quanti sono stati collocati in pensione nel corso della vigenza del blocco e che, durante tale periodo, avrebbero dovuto maturare scatti retributivi correlati con la progressione di carriera.

Ne consegue che chi è andato in pensione in tale periodo (dal 2010 al 2014) può essere potenzialmente interessato al ricalcolo – sulla base della diversa e maggiore base retributiva di riferimento, con effetto dalla data della Sentenza della corte Costituzionale. Per quanto concerne il personale contrattualizzato, interessati sono solamente coloro che andando in pensione, si sono visti precludere lo scatto retributivo aggiuntivo connesso alla progressione di carriera e/o quello dovuto alla maturazione dell’assegno di funzione.