Pensioni e riscatto laurea, i chiarimenti dell’INPS

Con la circolare n. 106 del 25 luglio 2019 l’INPS fornisce indicazioni per l’applicazione della disciplina del nuovo istituto del riscatto di periodi non coperti da contribuzione e del diverso criterio di calcolo dell’onere di riscatto dei periodi di studio universitari da valutare nel sistema contributivo. Il documento illustra inoltre la facoltà, per i fondi di solidarietà, di provvedere al versamento della contribuzione correlata a periodi utili per il diritto a pensione, riscattabili o ricongiungibili e precedenti all’accesso ai fondi di solidarietà.

Il Decretone fiscale (pace contributiva) emanato dal governo ha stabilito che aumentano da 5 a 10 gli anni per la rateizzazione dell’onere da sostenere. Di conseguenza il numero massimo delle rate mensili passa da 60 a 120, per un importo minimo di 30 euro. L’art. 20 ha introdotto, per il riscatto della laurea, una nuova modalità di calcolo più vantaggiosa per la determinazione dell’onere da versare per il relativo riscatto in favore dei laureati dopo il primo gennaio 1996. Un’opzione che riguardava inizialmente solo i giovani laureati entro il 45esimo anno di età, ma il limite del vincolo anagrafico è stato eliminato da un emendamento.

Per quel che concerne il beneficio del riscatto di periodi non coperti da contribuzione, possono accedervi i soggetti privi di contribuzione alla data del 31 dicembre 1995, che non siano già titolari di pensione.

Condizione per l’esercizio della facoltà di riscatto è l’iscrizione dell’interessato a uno dei seguenti regimi previdenziali:

  • all’assicurazione generale obbligatoria (Ago) per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti (IVS) dei lavoratori dipendenti;
  • alle forme sostitutive ed esclusive della medesima;
  • alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi;
  • alla gestione separata di cui all’art. 2, co. 26, della L. 8 agosto 1995, n. 335

Tale condizione s’intende verificata in presenza di almeno un contributo obbligatorio nella gestione pensionistica in cui è esercitata la facoltà di riscatto, versato in epoca precedente alla data di presentazione della domanda medesima. Il periodo scoperto di contribuzione può essere ammesso a riscatto nella misura massima di 5 anni, anche non continuativi e, ovviamente, deve essere di epoca successiva al 31 dicembre 1995 e compreso tra la data del primo e dell’ultimo contributo comunque accreditato (obbligatorio, figurativo, da riscatto) nelle forme assicurative citate. L’onere da sostenere per il riscatto è determinato con il meccanismo del calcolo a “percentuale” previsto dall’art. 2, comma 5, del D.Lgs. 30 aprile 1997, n. 184, applicando l’aliquota contributiva di finanziamento in vigore alla data di presentazione della domanda nella gestione pensionistica ove opera il riscatto. Per quanto riguarda il riscatto dei periodi di studio universitario che si collocano nel sistema contributivo, ossia dopo la data dell’1 gennaio 1996, viene introdotto un nuovo meccanismo di calcolo per determinare l’onere da versare all’Inps che consente di riscattare il percorso di studio universitario in relazione al minimale degli artigiani e commercianti vigente nell’anno di presentazione della domanda (che per quest’anno è pari a 15.878 euro); all’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche vigente, nel medesimo periodo, nel Fondo pensioni lavoratori dipendenti (che è pari al 33%). Si tratta comunque di una modalità di calcolo agevolata alternativa a quella prevista dalla vigente legge. Infatti, i soggetti interessati possono richiedere che l’onere di riscatto dei periodi da valutare nel sistema contributivo sia quantificato in base a quanto già statuito nel comma 5-quater dell’art. 2 del D.Lgs n. 184/1997 (introdotto dall’art. 6 del D.L. n. 4/2019, convertito in L. n. 26/2019) o al comma 5 5 del medesimo articolo.