Percentuali pensionistiche e ricalcolo pensioni militari e forze di polizia

Stanno circolando vecchi messaggi audio e video veicolati ad arte assieme a modulistiche ingannevoli che invitano a presentare ricorsi o istanze finalizzate “a consentire persino al personale in servizio, una volta che verrà collocato in quiescenza”, di beneficiare di vantaggi pensionistici già riconosciuti da talune sentenze della Corte dei Conti a favore di militari in Congedo che hanno chiesto il ricalcolo della pensione in misura più favorevole rispetto a quanto attribuito dall’INPS.

Dell’argomento ci siamo più volte occupati su questo notiziario flash (nr. 11 del 18 marzo 2017; nr. 39 del 15 settembre 2018; nr. 44 dell’21 ottobre 2018; nr. 50 del 24 novembre 2018; ), seguendo, volta per volta, il corso del controverso andamento giurisprudenziale delle Sezioni territoriali della Corte dei Conti che registrava, tuttavia, una prevalenza della tesi favorevole ai ricorrenti.

In ultimo, con la Sentenza 422/2018 dell’8 novembre 2018, la prima Sezione Giurisdizionale Centrale d’Appello della Corte dei Conti, ha messo la parola fine alla contesa riconoscendo il “diritto dei ricorrenti a vedersi computato il trattamento pensionistico, per la parte calcolata secondo il sistema retributivo, con l’applicazione delle aliquote di cui all’articolo 54, commi 1 e 2 del T.U. nr. 1092 del 1973”.

L’art. 54 T.U. 1092/1973 (Testo unico delle norme sul trattamento di quiescenza dei dipendenti civili e militari dello Stato) rubricato “Misura del trattamento normale” al comma 1 così dispone: “La pensione spettante al militare che abbia maturato almeno quindici anni e non più di venti anni di servizio utile è pari al 44 percento della base pensionabile, salvo quanto disposto nel penultimo comma del presente articolo.” (il richiamato penultimo comma stabilisce che: “Nei confronti dei graduati e dei militari di truppa non appartenenti al servizio continuativo la misura della pensione normale è determinata nell’annessa tabella n. 2”).

Per comprendere i termini della problematica e individuare i soggetti interessati occorre fare una premessa sulla evoluzione del sistema previdenziale.

L’art. 54 sopra richiamato è stato emanato prima dell’entrata in vigore della Riforma Dini in un momento storico in cui il sistema di calcolo delle pensioni era totalmente retributivo.

La Riforma Dini, infatti, ha sancito la progressiva fine del “Sistema di calcolo Retributivo”, e ha introdotto un “Sistema di calcolo Contributivo” per gli assunti a far data dal 1.01.1996, mentre per coloro che sono stati assunti prima di tale data, ha previsto un “Sistema di calcolo Misto” caratterizzato da un meccanismo di computo della pensione in parte retributivo e in parte contributivo.

Il sistema di calcolo del trattamento pensionistico per il personale Pubblico, oggi si articola, in estrema sintesi, nel seguente modo:

  1. Sistema di calcolo Retributivo per il personale che alla data del 31.12.1995 ha maturato una anzianità di servizio utile pari o superiore a 18 anni;
  2. Sistema di calcolo Misto per il personale che alla data del 31.12.1995 non ha maturato 18 anni di anzianità/contribuzione. Come sarà meglio esposto nel proseguo in questo caso la pensione, in attuazione della Riforma Amato, si compone di una Quota Retributiva, per le anzianità maturate sino al 31.12.1995, a sua volta suddivisa in QUOTA A e QUOTA B, e una Quota Contributiva per le anzianità di servizio maturate con decorrenza dal 1.1.1996;
  3. Sistema di calcolo totalmente Contributivo per tutto il personale assunto a partire dal 1.1.1996.

Con riferimento ai dipendenti dello Stato cui si applica il Sistema di calcolo Misto, occorre precisare che nell’ambito della prima Quota Retributiva, ovvero per la parte di pensione che corrisponde alle anzianità acquisite anteriormente e sino al 31.12.1995, si provvede alla ripartizione in ulteriori sub-quote:

  • la prima detta QUOTA A è calcolata applicando sulla base pensionabile l’aliquota di rendimento maturata sino al 31.12.1992;
    • la seconda detta QUOTA B è calcolata applicando sulla media delle ultime retribuzioni l’aliquota di rendimento maturata dal 1.1.1993 al 31.12.1995;
    • la terza QUOTA C, è calcolata appunto secondo il sistema contributivo, e riguarda la parte di pensione che corrisponde al trattamento pensionistico relativo alle ulteriori anzianità maturate a decorrere dal 1.1.1996 e riferite a tutta la retribuzione ivi comprese indennità accessorie percepite a qualsiasi titolo dal dipendente.

Fatta questa necessaria premessa la problematica riguarda il calcolo della menzionata quota A della pensione.

L’assunto sostenuto dai ricorrenti, e confermato in ultima istanza dalla Corte dei Conti è che, nel breve excursus normativo descritto, né la Legge 335/1995 né i successivi interventi al sistema pensionistico, hanno mai modificato l’art. 54, comma 1, T.U. 1092/1973 il quale è tutt’oggi in vigore e, pertanto, deve trovare applicazione in luogo dell’art 44 del TU 1092/1973 che viene invece applicato dall’INPS con la conseguente applicazione sulla base pensionabiile di un’aliquota di rendimento minore e pari al 35 per cento.

Chiarita la natura della problematica è possibile individuare i soggetti interessati. Si tratta dei a status militare.

Diciamo subito che il problema dell’applicazione dell’art 54 comma 1 in luogo dell’art 44 del TU 1092/1973 non si pone per i militari che, avendo raggiunto i 18 anni di servizio utile al 31.12.1995, beneficiano del sistema retributivo e godono del trattamento di quiescenza più favorevole (sul punto si veda Corte dei Conti Abruzzo Sent. n. 75/12).

La questione riguarda esclusivamente i dipendenti a status militare che, alla data del 31.12.1995, avevano maturato “almeno quindici anni” ma meno di 18 anni di servizio utile, soggetti, dunque, al Sistema di calcolo Misto. Nei confronti di questi soggetti l’applicazione dell’art. 54 andrebbe ad incidere sul calcolo della Quota Retributiva – QUOTA A della relativa pensione nel senso che potrebbero beneficiare dell’applicazione dell’aliquota al 44% anziché al 35%, attualmente applicata dall’INPS in virtù dell’articolo 44 del TU 1092/1973.-

Nella platea degli interessati rientrano altresì i pensionati ex appartenenti al disciolto corpo delle Guardie di pubblica sicurezza (oggi Polizia di Stato), soggetti, come già detto, al sistema misto, e assunti antecedentemente al 25 giugno 1982. Ciò perchè per il riconoscimento del diritto in questione, il possesso dello status di militare deve sussistere al momento dell’arruolamento, e non per l’intera carriera.

Tutti i pensionati che si trovano nella descritta condizione debbono verificare quale aliquota sia stata applicata nel prospetto di liquidazione Inps al Quadro I “Servizio Utile Arrotondato a)+b)” e al Quadro II “Coefficiente Tab. A”.

Qualora dall’esame del decreto di pensione provvisorio si riscontrasse l’applicazione dell’aliquota al 35% anziché al 44% si dovrà inoltrare alla sede Inps territorialmente competente una istanza di ricalcolo del trattamento pensionistico, per l’applicazione dell’aliquota di cui all’art. 54 T.U. 1092/1973. Ovviamente, detta istanza è finalizzata ad ottenere una risposta (che sarà presumibilmente negativa), sulla base della quale iniziare un contenzioso da instaurare presso il giudice unico delle pensioni (Corte dei Conti territorialmente competente).

Per quanto concerne gli appartenenti alla Polizia di Stato, assunti a partire dal 26.06.1982 e che maturano il diritto alla pensione, è da escludere, in base alla normativa vigente, l’applicazione dell’art. 54 poichè gli stessi rientrano nel personale a ordinamento civile dello Stato per i quali trova applicazione l’art. 44 T.U. 1092/1973.

Costoro, avendo comunque maturato i quindici anni di servizio utile al 31.12.1995 per effetto delle eventuali maggiorazioni dei servizi di cui all’art 5 del dlgs. 165/1997 che comportano un aumento figurativo di 1 anno ulteriore ogni 5 anni di servizio, oltre alle valorizzazioni previste per i servizi effettuati in sedi disagiate, potrebbero valutare l’opportunità di ricorrere in giudizio al solo fine di sollevare, davanti al Giudice del ricorso, un’eccezione di incostituzionalità per violazione del principio di uguaglianza rispetto al personale della Polizia di Stato arruolato anteriormente sotto il regime a ordinamento militare.

In quanto alle richieste che pervengono relativamente all’opportunità di far sottoscrivere ai colleghi in servizio lettere interruttive di presunti termini prescrizionali allo scopo di evitare penalizzazioni future in campo pensionistico, veniamo a ribadire che l’attivazione di specifici giudizi contro l’INPS, davanti alla Corte dei Conti, giurisdizionalmente competente per il contenzioso pensionistico, non è sottoposta a termini prescrizionali o perentivi. Per tale ragione è assolutamente inutile sottoscrivere ed inviare istanze interruttive di termini che non hanno alcuna ragion d’essere in subiecta materia.

Tuttavia, ribadiamo che le nostre Segreterie Provinciali saranno disponibili, “a gratis”, a porre tutti coloro che lo ritengano, nelle condizioni di inoltrare all’INPS qualsivoglia istanza.