Il bonus di natalità

Il “bonus Bebè” o di natalità è un assegno di sostegno alle famiglie che hanno bambini piccoli. L’entità dell’assegno mensile varia a seconda dell’Isee dichiarato. E’ quindi legato al ‘benessere’ della famiglia: al reddito dei suoi componenti e alle eventuali proprietà.

Possono richiederlo le famiglie che hanno bambini nati dopo il primo gennaio 2015. Lo possono richiedere anche le famiglie che hanno figli in affido o adottati fino al terzo anno di età. Per averne diritto, l’Isee, cioè l’indicatore socio economico della famiglia, deve essere inferiore ai 25mila euro l’anno (es. famiglia-tipo con Isee da 25mila euro: coppia con 45mila euro lordi dichiarati all’anno, casa con rendita da 600 euro, mutuo da 50mila euro e conto corrente con 15mila euro). Il bonus viene erogato fino al raggiungimento dei 3 anni del bambino.

La domanda va inoltrata all’Inps da uno dei due genitori, allegando, ovviamente, la certificazione Isee.

Nella Legge di Bilancio 2020 sono presenti novità interessanti circa il bonus natalità.

E’ anzitutto prevista l’estensione del beneficio ad un platea più ampia di cittadini.

Sono infatti stati stanziati ben 348 milioni di euro per l’anno 2020, e 410 milioni di euro per il 2021.

Fra le righe della bozza presentata dal Governo si legge che: «L’assegno di cui all’articolo 1, comma 125, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, è riconosciuto anche per ogni figlio nato o adottato dal 1° gennaio 2020 al 31 dicembre 2020 e, con riferimento a tali soggetti, è corrisposto esclusivamente fino al compimento del primo anno di età ovvero del primo anno di ingresso nel nucleo familiare a seguito dell’adozione».

L’importo dell’assegno  avrà le seguenti misure:

  • 1.920 euro annui (160 euro al mese) per nuclei familiari con ISEE non superiore a 7.000 euro annui;
  • 1.440 euro (120 euro mensili ) per nuclei con ISEE superiore 7 mila euro, ma inferiore a 40 mila euro annui;
  • 960 euro (80 euro mensili) con un valore dell’ISEE superiore a 40.000 euro;

Detti importi sono aumentati del 20 per cento, per ogni figlio successivo al primo.

Quando si dice che la maggiorazione bonus bebè spetta per “ogni figlio successivo al primo” si intende nuovo nato: In questo senso quindi è vero che la maggiorazione 20% vale per il secondo così come per il terzo, quarto figlio etc. Il fatto che abbia già due figli, invece che uno, prima di quello per cui si fa domanda per il bonus bebè, non comporta differenza per quanto riguarda l’importo del bonus spettante.

Della maggiorazione del bonus bebè per il secondo figlio si occupa la Circolare Inps n.85 del 7 giugno 2019. Il documento fa espressamente menzione dell’arco temporale di applicazione della novità normativa.

Al punto 3 della circolare, si legge chiaramente che, in presenza di tutti gli altri requisiti di legge, la maggiorazione del 20% dell’importo dell’assegno per il bonus bebè può essere riconosciuta in caso di figlio successivo al primo, nato o adottato tra il 1° gennaio 2019 ed il 31 dicembre 2019.

Le altre condizioni riportate nella circolare per il riconoscimento della maggiorazione del 20% sono che:

  • la maggiorazione viene riconosciuta per ogni figlio successivo al primo del genitore richiedente l’assegno, purché sia rispettato il requisito della convivenza tra tali due soggetti (art. 2 del D.P.C.M. 27 febbraio 2015);
  • ai fini della maggiorazione si considera “primo figlio” del genitore richiedente il figlio, anche adottivo, sia minorenne che maggiorenne, residente in Italia e convivente con il genitore richiedente;
  • diversamente, non si considerano né come “primi figli” né come “figlio successivo al primo” i minorenni in affidamento preadottivo e quelli in affidamento temporaneo, in quanto detta maggiorazione è stata prevista per il figlio successivo al primo, quindi sulla base di rapporti di “filiazione”;

Nel caso di parto gemellare avvenuto nello stesso giorno del 2019 la circolare fornisce le seguenti precisazioni:

  1. se si tratta di un primo evento (ovvero se il genitore richiedente in precedenza non ha avuto figli neanche adottivi), la maggiorazione va riconosciuta per ogni figlio venuto alla luce successivamente al primo in ordine di tempo (ad esempio, nascita di tre gemelli nel 2019, se il richiedente non ha altri figli, la maggiorazione spetta per il secondo e per il terzo nato in ordine cronologico);
  2. se non si tratta di un primo evento (ovvero se il genitore richiedente in precedenza ha già avuto figli, anche adottivi), la maggiorazione spetta per tutti i gemelli;
  3. in caso di adozione plurima, ossia adozione di minorenni avvenuta nello stesso giorno del 2019, se si tratta di un primo evento (ovvero se il genitore richiedente in precedenza non ha avuto figli neanche adottivi), la maggiorazione va riconosciuta per ogni adottato venuto alla luce successivamente al primo in ordine di tempo (ad esempio, adozione di tre minorenni il 7 maggio 2019, se il richiedente non ha altri figli, la maggiorazione spetta solo per il secondo e per il terzo nato in ordine cronologico). Se si tratta di adozione plurima di gemelli, la maggiorazione va riconosciuta per tutti i gemelli adottati tranne uno, a scelta del richiedente (ad esempio, adozione di tre gemelli il 7 maggio 2019, se il richiedente non ha altri figli, la maggiorazione spetta solo per due dei tre gemelli adottati, a scelta del richiedente);
  4. in caso di adozione plurima avvenuta nello stesso giorno del 2019, se non si tratta di un primo evento (ovvero se il genitore richiedente in precedenza ha già avuto figli, anche adottivi), la maggiorazione va riconosciuta per ogni adottato, anche in caso di adozione di gemelli (ad esempio, adozione di tre minorenni il 7 maggio 2019, se il richiedente ha altri figli, la maggiorazione spetta per tutti e tre i minorenni adottati).

La maggiorazione del bonus bebè non si applica alle erogazioni già in corso e non è possibile recuperare l’assegno non richiesto a suo tempo. Anche la domanda presentata in ritardo serve solamente ad ottenere le mensilità ancora dovute non anche a recuperare gli arretrati, né si può fare appello alla eventuale inadempienza del Caf, poiché spetta ai neo genitori, dopo aver fatto richiesta al Caf, il controllo dell’avvio della pratica.